BUIO
Zampy — Il Soffio di Zampy

Il soffio di Zampy

Quando il buio sembra troppo grande, un respiro lento può aiutare a guardarlo con occhi diversi.

⏱ 6 min di lettura 🌙 4-8 anni
ProtagonistaZampy RaccoltaBuio Età4-8 anni

👨‍👩‍👧 Spazio Genitori

La paura del buio è molto comune nei bambini. Quando la stanza cambia aspetto e i rumori sembrano più forti, anche oggetti conosciuti possono diventare inquietanti.

Zampy non fa sparire il buio e non deve convincersi che la paura sia sbagliata. Rallenta il respiro, osserva una cosa alla volta e lascia al corpo il tempo di calmarsi. È un modo semplice per mostrare che una paura può diventare più gestibile senza essere negata.

Dopo la lettura si può provare insieme il «soffio di Zampy»: una mano sulla pancia, un respiro lento dentro e un soffio ancora più lento fuori. Poi si può scegliere un’ombra della stanza e scoprire quale oggetto la crea.

Da sempre, in ogni cosa viva, scorre qualcosa.
Lo chiamano il Respiro Antico.
È nelle radici, nel vento, dentro di te.
Fai un respiro piano. La storia sta per cominciare.

Quella sera il vento passava tra le piante del giardino della nonna di Luna e faceva frusciare le foglie ai confini del Bosco Incantato. Zampy era già nel suo pentolone capovolto. Aveva sistemato la mantellina blu vicino al letto, appoggiato il pennello rosso in un angolo e spento la piccola luce. Subito la stanza cambiò. Il pennello proiettava una forma lunga sul muro. La piuma blu sembrava molto più grande del solito. Perfino la mantellina appesa pareva avere due spalle enormi.

Zampy tirò la coperta fino al naso. Sapeva che erano le sue cose, eppure il cuore correva lo stesso. Fuori si sentì un ramo toccare piano il pentolone: toc... toc... Zampy strinse gli occhi. Poi si ricordò di una cosa che faceva quando era agitato. Mise una zampetta sulla pancia e inspirò lentamente.

La pancia si gonfiò un poco. Poi soffiò fuori l’aria, piano, come se davanti a lui ci fosse una candela che non voleva spegnere di colpo. Fece un altro respiro. Al terzo, il cuore non correva più così forte.

Zampy guardò di nuovo l’ombra del pennello. Questa volta non sembrava più qualcosa di misterioso. Se la guardava bene, poteva diventare un coniglio con un orecchio lunghissimo. Gli scappò una risatina. Il buio non era cambiato. Era cambiato il modo in cui Zampy riusciva a guardarlo. Provò con la mantellina. Prima sembrava una creatura rannicchiata. Dopo qualche secondo riconobbe la spilla a forma di stella e il bordo del tessuto.

"Il buio non era cambiato. Era cambiato il modo in cui Zampy riusciva a guardarlo."

Il ramo fuori fece ancora toc... toc... Zampy ascoltò meglio. Non era un rumore sconosciuto: il vento spingeva un rametto contro il metallo del pentolone. Fece un altro respiro lento. Una nuova ombra si allungava sulla parete curva del suo rifugio. Zampy la osservò e immaginò una nuvola che scivolava piano nel cielo.

Vicino all’ingresso, un’altra striscia scura sembrava invece un piccolo fiume che correva verso il Bosco. Le ombre erano ancora ombre. Zampy lo sapeva. Ma potevano anche diventare conigli dalle orecchie enormi, nuvole silenziose o piccoli fiumi scuri che attraversavano la notte. Dal terreno arrivava il profumo della terra fresca. Dal Bosco giungeva qualche fruscio.

Tutto continuava a esistere anche senza luce. Zampy pensò al Respiro Antico che passava sotto le radici, nel vento e dentro ogni cosa viva. Non aveva bisogno di vederlo per sapere che c’era. Si sistemò meglio sotto la coperta. Il buio non era sparito e nemmeno tutte le ombre.

Ma se il cuore avesse ricominciato a correre, Zampy sapeva cosa poteva fare: respirare, ascoltare e guardare una cosa alla volta. E forse, ogni tanto, lasciare che qualche ombra diventasse qualcosa di bello. Poco dopo chiuse gli occhi. Fuori, il piccolo toc... toc... del ramo si perdeva lentamente nel respiro della notte.

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